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Disabilità Intellettiva

In un mondo dove possiamo tenere la conoscenza, letteralmente, nel palmo di una mano, è banale dire che la realtà che viviamo è estremamente affascinante e complessa.

Avere una disabilità intellettiva pone la persona in uno stato di estrema fragilità ed è reale il rischio di diventare invisibili ed essere messi da parte.

Certo la complessità della vita moderna non ha molta attinenza con la vita di un disabile, specialmente se disabile intellettivo.Ma è proprio così? Cominciamo con il chiederci cosa sappiamo veramente della disabilità intellettiva, cognitiva e relazionale.Forse la mente va al ricordo del ragazzino Down che avevamo in classe alle elementari (“poverino, poveretto, vivono poco, chissà se c’è ancora, …”).Se non si ha avuto un’esperienza diretta la nostra mente ripescherà immagini di idioti geniali come Dustin Hoffman in “Rain Man” o teneri come Sean Penn in “Mi Chiamo Sam”.

Ma l’idea che ci hanno trasmesso e ci siamo costruiti quanto è reale?

Che cos’è la disabilità intellettiva?

Prima di tutto: “La disabilità non è una malattia, la disabilità è una condizione”.

Questo concetto è stato più volte ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la quale, dal 2001, ha cominciato a definire la disabilità come una condizione che, in presenza di barriere, può ostacolare l’integrazione della persona nella società. La disabilità è quindi profondamente legata al contesto: l’ambiente può rendere più o meno evidente la disabilità. A prescindere dal contesto la disabilità intellettiva ha alcune caratteristiche specifiche: si manifesta come una limitazione significativa nel funzionamento intellettivo e nei processi logici, ciò può comportare difficoltà di astrazione, rigidità nel pensiero, difficoltà nel pianificare, poca immaginazione, scarsa percezione e riconoscimento degli stimoli, ripetitività, difficoltà nella memorizzazione, nella concentrazione e nell’apprendimento. Tutti questi sintomi potrebbero manifestarsi con diversa intensità.Esistono tanti modi di vivere la disabilità intellettiva quante sono le persone con questo tipo di difficoltà.

Si può guarire?

La disabilità intellettiva non è una malattia e, non essendo una malattia, non si può guarire!

A differenza di alcune disabilità motorie, non esistono protesi.Detto questo tutti noi, specialmente i più giovani, abbiamo una mente malleabile: le esperienze che facciamo producono apprendimenti che possono rendere qualsiasi deficit meno pervasivo.Dire che la disabilità non possa essere guarita è, ovviamente, diverso dal dire che non possa essere curata!Al contrario, la disabilità cognitiva ha bisogno di molte cure e attenzioni.

Perché si è disabile intellettivo?

I fattori scatenanti sono parecchi e variabili: solo nel 5% dei casi la disabilità intellettiva è ereditaria, mentre per un 40% non si conoscono cause precise.Può essere conseguente ad eventi legati alla gravidanza, al parto o post-natali come encefaliti o traumi cranici. La restante casistica deriva da abusi, maltrattamenti, dal crescere in un ambiente disfunzionale, negligente e che non offre stimoli intellettivi al bambino.

Queste situazioni possono portare a sviluppare forme di deficit cognitivo nonostante un iniziale stato di salute alla nascita.

Il disabile intellettivo è psichiatrico?

Generalmente la malattia psichiatrica subentra per predisposizioni soggettive o per l’aver vissuto esperienze fortemente disfunzionali.Certamente essere una persona con disabilità intellettiva pone maggiormente a rischio rispetto alla possibilità di essere afflitto da una malattia psichiatrica, ma le due cose non sono in correlazione diretta.

Il disabile intellettivo è handicappato?

Handicappato è un termine che è stato lungamente utilizzato a sproposito tanto che ora si tende ad evitarlo.

Nel suo significato originale il termine non si riferisce alla persona, ma una situazione che nasce dall’incontro della disabilità con un determinato contesto: un ambiente può essere più o meno produttore di handicap, ad esempio un palazzo con ascensore per le sedie a rotelle sarà un contesto dove certi tipi di handicap non sussisteranno, mentre uno stabile con solo delle vecchie scale ripide e strette sarà produttore di situazioni di handicap.Nell’esempio ovviamente non è la persona a cambiare, in entrambi i casi si troverà su una carrozzina, ma il contesto circostante.

Come possiamo misurare la disabilità intellettiva?

La disabilità intellettiva non si misura con il quoziente intellettivo. Da quasi vent’anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la funzionalità è molto più importante del dato del Q.I.

Generalmente la linea di demarcazione tra quella che definiamo normalità e il deficit è rappresentata da un punteggio di 70 nei test. Dovremmo quindi considerare un ragazzo con un Q.I di 69, che abbia una buona capacità di adattamento al suo ambiente, un soggetto con disabilità intellettiva? E come potremmo definire, al contrario, un soggetto con evidenti difficoltà di funzionamento, ma con Q.I di 71? Risulta evidente come non sia possibile effettuare questo tipo di distinzione. Quando consideriamo quantitativamente il deficit non dovremmo valutare la sua gravità, ma la sua gravosità: l’incidenza e le limitazioni che produce nella vita quotidiana.

Quanti sono i disabili?

Secondo i dati del Ministero della Pubblica Istruzione i ragazzi con disabilità intellettiva inseriti nella scuola dell’obbligo sono 234.000, questi non sono che il 14% della totalità dei soggetti presenti sul territorio italiano, ma sono anche i più visibili e monitorati.Dopo la scuola dell’obbligo buona parte del restante 86% letteralmente sparisce … quando va bene nel nucleo famigliare o all’interno di residenze sanitarie.

Di cosa hanno bisogno le persone disabili?

Alle persone disabili, specialmente ai ragazzi, deve essere data la possibilità di crescere e diventare adulti. L’essere adulto comporta autonomia e autodeterminazione, la possibilità di poter esprimere sé stessi, le proprie idee ed i propri valori. L’autodeterminazione passa anche da cose semplici e quotidiane come scegliere autonomamente il proprio vestiario. Troppo spesso vediamo i disabili intellettivi con quella che è diventata una sorta di divisa: capelli a spazzola, tuta comoda e scarpe con lo strappo di velcro.

Servirebbero maggiori opportunità di vita in appartamenti protetti dove, con l’aiuto degli educatori, i giovani adulti possano sperimentare forme di vita autonoma.

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Categorie Design, Lifestyle

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